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INDIVIDUATO
MECCANISMO-CHIAVE DELLA FAME
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Ricercatrici
italiane identificano proteina fondamentale per far scattare
«l'allarme» energia quando l'organismo è a digiuno.
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WASHINGTON - Nuova luce sui meccanismi che fanno dire
al cervello «ho fame» quando l'organismo è «in crisi energetica».
La scoperta si deve a due ricercatrici italiane, Sabrina
Diano e Anna Coppola, della Yale University School of
Medicine a New Haven, che hanno pubblicato i risultati
dei loro studi sulla rivista scientifica Cell Metabolism.
Le studiose hanno appurato che nel cervello dei topi a
digiuno, quando le cellule vanno nella fase «risparmio
energetico», si attiva un dispositivo di emergenza che
agisce sull'ipotalamo, una porzione del cervello dove
si trova il «centro dell'appetito», inducendolo a lanciare
«l'allarme» , cioè a mandare segnali nervosi che fanno
scattare il senso di fame.
PROTEINA CHIAVE - Il meccanismo si basa sull'ormone tiroideo
T3 che attiva la proteina UCP2, la quale, a sua volta,
induce la produzione di mitocondri nei neuroni del centro
nervoso in questione. I mitocondri, sono organelli della
cellule che funzionano come vere e proprie microcentrali
energetiche. L'aspetto interessante della ricerca è che
spiega come mai, nonostante il bilancio energetico negativo
generale dell'organismo dovuto al digiuno, sia possibile
che i neuroni della fame possano disporre dell'energia
sufficiente a far scattare il senso di fame. Finora invece
si pensava che il centro della fame, che per la precisione
è alloggiato nel «nucleo arcuato» dell'ipotalamo, funzionasse
sulla base di pochi e semplici segnali ormonali attivati
quando il corpo ha bisogno di cibo.
CONTROPROVA - La controprova dell'importanza del meccansimo
è che i topi a digiuno, se privati della proteina UCP2
tendevano a mangiare meno come se, nonostante l'astinenza
da cibo, fossero sordi alla fame. «I nostri risultati»
ha commentato sabrina Diano,«indicano che questo meccanismo
è critico per mantenere l'aumento di attività neurale
nel centro della fame anche in condizioni di digiuno»,
ossia proprio in un momento dove la crisi energetica non
garantisce il normale funzionamento dei «servizi» dell'organismo.
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