Il
bypass bilio-intestinale è un intervento di tipo malassorbitivo
indicato nel trattamento della grande obesità. Il cibo introdotto,
dopo essere stato elaborato nello stomaco, passa nel duodeno
e successivamente nel digiuno e nell’ileo anastomizzato, by-passando,
quindi, tutto il tratto di intestino tenue compreso tra questi
due estremi. In pratica, l’assorbimento che prima si esplicava
in alcuni metri di intestino, avviene, ora, soltanto in 45-55
centimetri. Il by-pass bilio-intestinale consiste in un intervento
nel quale il digiuno (tratto di intestino posizionato subito
dopo il duodeno), dopo essere stato sezionato, viene congiunto
(anastomizzato) all’ileo (tratto di intestino posto immediatamente
prima del colon). La lunghezza del digiuno, a partire dall’angolo
duodeno-digiunale, varia da 30 a 40 cm, mentre le misure dell’ileo
(dalla valvola ileo-cecale) variano da 12 a 18 cm. Come è facilmente
intuibile, il tratto di intestino interessato dal transito alimentare
(tratto alimentare) tra il duodeno ed il colon è variabile tra
un massimo di 58 cm ed un minimo di 42 cm. Il tratto rimanente
di intestino escluso dal transito alimentare viene portato fino
alla colecisti (tratto biliare) ed anastomizzato ad essa. Nel
caso in cui la colecisti fosse occupata da uno o più calcoli,
cosa che si riscontra in circa il 20% dei pazienti, questi si
rimuovono prima di effettuare l’anastomosi. Questo intervento
è, di fatto, una evoluzione di un vecchio intervento, il bypass
digiuno-ileale, abbandonato per le complicanze legate alla cosiddetta
lunga ansa cieca. Questa ansa, rimanendo esclusa dal transito
del cibo e dei succhi digestivi, era sede di una proliferazione
batterica anomala, soprattutto anaerobica, causa di complicanze
più o meno gravi (lesioni epatiche, enteriti, lesioni renali,
lesioni articolari, ecc.). In questo intervento, invece, l’ansa
non più utilizzata per il passaggio del cibo dei succhi gastrici,
non è più cieca, ma anastomizzata alla colecisti ed al suo interno,
quindi, vi è un flusso, più o meno continuo, di succhi biliari.
L’intervento si pratica, ovviamente, in anestesia generale.
Può essere effettuato per via laparotomica, mediante apertura
dell’addome con un’incisione che va dalla punta dello sterno
al di sopra dell’ombelico, o per via laparoscopica, mediante
tecnica mininvasiva.
La degenza media post-operatoria è intorno ai 6/7 giorni.
La mortalità è inferiore allo 0,5% e la percentuale delle complicanze
osservate e di circa il 10%. E’ assolutamente vietato iniziare
una gravidanza entro i tre anni successivi all’intervento. Creandosi
un malassorbimento vi è la necessità che il paziente prediliga
un’alimentazione più ricca in proteine, normo- o ipolipidica
ed ipoglucidica. La quantità dei cibi, però, è quasi del tutto
libera anche se un eccessivo introito di zuccheri semplici può
influire negativamente sulla riduzione del peso.
Questo meccanismo determina in genere, un calo di peso che è
maggiore nei primi mesi e che progressivamente si riduce.
Entro un anno circa dall’intervento il peso si sarà stabilizzato
ed il calo ottenuto sarà pari a circa il 60 – 70% dell’eccesso
di peso iniziale.
L’effetto del malassorbimento è la presenza di scariche diarroiche
controllabili, che nei primi mesi possono arrivare anche a 13
– 15 al giorno. Le scariche hanno una stretta relazione con
il numero dei pasti giornalieri ed il tipo di alimenti. Esse
tenderanno a stabilizzarsi nel corso dei primi 12 – 24 mesi.
Il risultato finale sarà, a calo ponderale stabilizzato, di
2 – 3 scariche al giorno. L’intervento è totalmente reversibile.
Riconversione chirurgica anatomica significa ripristinare le
condizioni anatomiche precedenti l’intervento di malassorbimento
e, cioè, dividere il digiuno dalla colecisti, eliminare l’anastomosi
digiuno-ileale, ricongiungere (anastomizzare) il digiuno del
tratto alimentare con il digiuno del tratto biliare.
Le
complicanze immediate legate a questo intervento sono le aniti
(circa il 70%) legate alle scariche diarroiche, l’aumento
diarroico oltre le 5-6 scariche alvine al giorno (4,5%) rare
invece la melena (1,1%) e le trombosi venose profonde (1,1%)
Le maggiori complicanze tardive erano legate alla tecnica
laparotomia con la comparsa di laparoceli sulla cicatrice
xifo-sottoombelicale (22%) ma tale dato, grazie all’utilizzo
della tecnica laparoscopica, è oggi in netta diminuzione.
Altra complicanza (17,5 %)è la bloating sindrome cioè
il meteorismo intestinale diffuso, mentre il 4,3 % è riferibile
alla nefrolitiasi, il 3,2% alla stenosi dell’anastomosi colecisti
digiunale e circa 1% a occlusioni intestinali.
È assolutamente necessario monitorare in modo stretto alcuni
parametri come l’emocromo, la glicemia, i lipidi e soprattutto
il quadro elettrolitico.
E’, inoltre, indispensabile una supplementazione, anche per
via orale, di oligoelementi
e vitamine tra i quali: Calcio, Ferro, Potassio e Magnesio
Vitamina D3 e Vitamina B12.
Si possono assumere eventualmente antidiarroici al bisogno
e fermenti lattici.
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