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MASTOPLASTICA ADDITIVA
 

L’obiettivo della Mastoplastica Additiva è donare plasticità e volume al seno, attraverso l’inserimento di una protesi mammaria. Il seno mantiene intatta la sua naturale anatomia e come tale potrebbe cambiare nel tempo, facendo si che la cliente stessa, circa 10-15 anni dopo l'intervento, richieda un rimodellamento del seno, con eventuale cambio di protesi. Esistono tuttavia molte clienti soddisfatte del loro risultato anche dopo 30 anni dal primo intervento. I nuovi profili degli impianti garantiscono un risultato naturale, per forma e consistenza, rendendo del tutto insospettabile la presenza di una protesi. Le cicatrici dell'intervento sono pressoché invisibili, dipendendo, per posizione e dimensioni, dalla tecnica chirurgica utilizzata. L'intervento non altera l'integrità della ghiandola mammaria, e quindi le possibilità di allattamento, in caso di gravidanza. I risultati sempre più naturali, grazie a tecniche sempre più sofisticate ed a protesi mammarie più evolute, soddisfano sempre un maggior numero di donne al mondo. Questa procedura è richiesta da donne che hanno il seno poco sviluppato (ipotrofia mammaria) o da donne che, avendo allattato o essendo dimagrite, hanno il seno svuotato e/o leggermente cadente (ptosi mammaria).




Indicazioni per l'intervento di mastoplastica

* Seno troppo piccolo (ipoplasia mammaria)
* Dopo una gravidanza e allattamento il seno ha perso volume * Le mammelle sono diverse tra loro (assimmetria mammaria)
* Volume e forma dei seni si sono alterati in seguito ad un dimagrimento

Quando può essere eseguito l'intervento
La mastoplastica additiva è un intervento individuale che varia da paziente a paziente. Ogni caso è unico e particolare, e verrà trattato dal chirurgo estetico con la massima competenza in base alle singole esigenze e caratteristiche. quindi non è il caso di paragonare la situazione personale con quella di altre persone che sono state sottoposte a questo tipo di intervento. L’intervento di mastoplastica additiva può essere eseguito a qualsiasi età dal momento che le mammelle hanno completato il loro sviluppo. Le protesi mammarie per l'aumento del seno Generalmente le protesi del seno sono costituite da un involucro di silicone che contiene a sua volta il gel di silicone. E’ possibile utilizzare anche delle protesi riempite con Idrogel, soluzione salina (acqua salata) o altre sostanze. Alcuni impianti invece possono essere rivestiti con il Poliuretano. L’importante in questi casi è garantire la qualità del gel che deve essere altamente coesivo, in modo tale da evitare la dispersione del silicone nei casi di rottura delle protesi stesse.
La forma della protesi può essere di due tipi: rotonda oppure anatomica, di forma ovoidale, molto simile al seno naturale in quanto il volume nella parte superiore è sfumato. Con la protesi mammaria anatomica si evita l’eccessivo riempimento della parte superiore della mammella. Ovviamente la scelta fra i due modelli viene discussa durante la visita preoperatoria.

La visita pre-intervento di mastoplastica
La visita specialistica consiste nell’analizzare il seno e la qualità della pelle. In seguito, dopo aver misurato dettagliatamente il seno e il torace, saranno selezionate il tipo di protesi e la tecnica d’intervento più adatta. Potrebbe essere necessario eseguire una mastopessi se si è in presenza di una ptosi mammaria.

Descrizione dell'intervento di mastoplastica
L’intervento viene fatto in genere in modalità di Day Hospital, con una degenza quindi di poche ore, massimo una notte. Può essere utilizzata l’anestesia locale o generale. Dopo l’intervento, la paziente dovrà indossare un reggiseno compressivo. Non vengono inseriti drenaggi generalmente.

Periodo post-operatorio e degenza
Vengono dati solo alcuni punti interni, quindi non sono necessarie delle medicazioni. Trascorsa una settimana verrà effettuata una normale visita di controllo per valutare il procedere della guarigione. Il gonfiore si dissolverà solo dopo poche settimane e si riprenderanno le normali attività in 2-3 giorni.
Possibili rischi e complicazioni della mastoplastica
Chiunque si sottopone ad un intervento di mastoplastica additiva deve poter conoscerei benefici e i rischi di quest’operazione, pur non essendoci nessuna prova di un eventuale cancro alla mammella o altre malattie. La gravidanza e la capacità di allattare non vengono assolutamente influenzate dalla presenza di protesi mammarie.

La contrattura capsulare
Nel normale processo di guarigione, l’organismo forma una capsula attorno alla protesi inserita, questa capsula in alcuni casi si contrae, restringendo così l’impianto, e il seno diventa più duro. Quest’imprevisto avviene solitamente con una frequenza variabile del 10%, ecco perché viene consigliato di sostituire le protesi ogni 10-15 anni

Risultati e durata
Il risultato di una mastoplastica additiva è duraturo (è consigliato di sostituire le protesi ogni 10-15 anni) ma non eterno, infatti, con il tempo l’aspetto del seno può modificarsi, ci può essere un abbassamento che si risolverà con una mastopessi.

In che mese operarsi
La Mastoplastica Additiva può essere eseguito in qualsiasi periodo dell'anno, si preferisce però evitare i mesi centrali dell'estate (Luglio ed Agosto): il caldo, infatti, favorisce l'edema (gonfiore) e rende scomodo il reggiseno elastico che va portato, dopo l'intervento.

Durata dell'intervento
L'intervento di ingrandimento del seno, con le moderne tecniche, ha una durata molto contenuta, circa 30-40 minuti. Tenuto conto delle formalità amministrative per l'utilizzo della sala operatoria, i tempi dell'anestesia e un tranquillo controllo post-operatorio suggeriamo una permanenza in clinica di 3-4 ore. Regime di day hospital.

Le moderne tecniche consentono di praticare la chirurgia della mammella, in tutta sicurezza, sfruttando diverse tecniche di posizionamento delle protesi, normalmente, attraverso un'unica, piccola, incisione nella piega sottomammaria, oppure, lungo il bordo inferiore dell'areola, o sotto le ascelle. Il posizionamento della protesi differisce a seconda di alcune variabili, come le caratteristiche fisiche e cutanee della cliente e il risultato desiderato.

Le incisioni per inserire le protesi
La scelta delle incisioni viene stabilita dal chirurgo estetico nel corso della visita pre-operatoria in base alla tecnica necessaria, e possono essere effettuate in tre diverse sedi:
1) Nel solco sottomammario
Utilizzata per le protesi anatomiche. La ghiandola mammaria non viene toccata dal momento che la protesi scivola sotto di essa e le cicatrici sono praticamente invisibili dopo poco tempo.
2) Intorno all’areola mammaria (metà inferiore)
Le cicatrici in questo caso sono praticamente invisibili nel tempo dato che il colore della pelle è più scuro.
3) Sotto l’ascella
Si ottengono ottimi risultati anche se la sostituzione diventa più difficoltosa in quanto si possono danneggiare i vasi linfatici ascellari.
La protesi viene così inserita attraverso delle tasche ottenute dalle incisioni; queste tasche possono essere create davanti la ghiandola mammaria, dietro o posteriormente al muscolo pettorale. Oggi come oggi si può si può ottenere un piano misto (Dual Plane) o Sottofasciale (sotto la fascia del petto).



Le incisioni, non rilevanti dal punto di vista estetico, vengono praticate in riferimento al posizionamento dell'impianto:

Sede retromammaria o posizionamento sottoghiandolare
La protesi viene inserita dietro il tessuto mammario, quando vi è adeguato spessore dello stesso. Se la protesi viene inserita sopra il muscolo, ci sarà un maggiore controllo nei confronti della forma e del riempimento.

Vantaggi Possibili svantaggi
Controllo ottimale della forma della mammella




Rischio aumentato di visibilità o palpabilità dei margini della protesi (in clienti con pelle sottile e/o che desiderino protesi di grosse dimensioni)
Assenza di variazioni di forma della mammella durante la contrazione del muscolo pettorale

Mammografie leggermente più difficili da eseguire (possibile necessità di effettuare più lastre in diverse proiezioni)
Controllo ottimale della posizione del solco sottomammario e della sua forma
Decorso operatorio più rapido

Sede retromuscolare o posizionamento sottomuscolare
La protesi viene inserita dietro al grande pettorale (questa tecnica viene frequentemente utilizzata quando il tessuto mammario e sottocutaneo sono di spessore molto ridotto. Il posizionamento retromuscolare in questi casi rende l’aspetto della protesi molto più naturale evitando di rendere visibili i margini della protesi sul decolletè).

Vantaggi Possibili svantaggi
Rischio ridotto di visibilità o palpabilità dei margini della protesi


Minore controllo della forma della mammella (in particolare della porzione superiore interna)
Raccomandabile nelle clienti con pelle molto sottile


Variazioni della forma della mammella durante le contrazioni del muscolo pettorale
Mammografie più semplici rispetto al posizionamento sottoghiandolare


Spostamento laterale della protesi con il tempo ed allargamento dello spazio tra le mammelle
Possibilità di una ridotta incidenza di contrattura capsulare Decorso post operatorio più lungo

Sede parzialmente retromuscolare
(Tecnica “DUAL PLANE”)

Per la Mastoplastica Additiva classica, Retroghiandolare, la magrezza non favorisce un risultato ottimale, infatti l’assenza di pannicolo adiposo poteva facilitare l’effetto “seno finto” con le tradizionali tecniche di Mastoplastica. Diversi gli elementi rivelatori: la visibilità dei margini della protesi, l’effetto scalino (ovvero il dislivello percepibile fra scollatura ossuta e il profilo sottostante improvvisamente sferico), oppure l’effetto “double bubble”, il doppio profilo curvo formato da seno nuovo e seno vecchio, quando i rispettivi volumi non sono connessi. L'innovativa metodica “Dual Plane”, è già considerata soluzione d’avanguardia in USA e Nord Europa. Posizionando la protesi solo parzialmente dietro al muscolo pettorale, si possono coniugare i vantaggi della tecnica Retroghiandolare, con quelli della Retromuscolare. Il decolletè risulta infatti estremamente naturale ed, al tempo stesso, la parte inferiore del seno rimane soda e più arrotondata, valorizzando la naturale forma a goccia della mammella, con un effetto di sollevamento del seno un pò sceso.



Un apprezzabile ingrandimento del seno deve tenere conto di 4 fattori principali:
* spessore della pelle
* spessore dell’impianto
* quantità di materiale contenuto nella protesi
* diametro e proiezione della protesi. Lo stesso tipo di impianto inserito in soggetti diversi non produrrà mai lo stesso risultato.

L'ingrandimento del seno deve essere proporzionato alla silhouette della cliente ed a ciò che i suoi tessuti consentono di fare. Come è intuibile, non esiste un posizionamento perfetto ed indicato per tutte le clienti; un chirurgo estetico esperto è in grado di adattare la tecnica alle specifiche necessità del caso, illustrandone adeguatamente vantaggi e svantaggi. La procedura, rispettando la naturale anatomia della mammella, non altera l'integrità della ghiandola, e quindi le possibilità di allattamento.

PERIODO DI GUARIGIONE
Medicazione moderatamente compressiva per 24 ore. Rimozione delle suture dopo 7-14 giorni. Lieve gonfiore ed ematomi per 1-2 settimane, con eventuale dolore al petto ed ai movimenti delle braccia. Reggiseno contenitivo individualizzato per 1 mese.

Gli impianti protesici di ultima generazione
Il ricorso ad un tipo di protesi, piuttosto che ad un’altra, è legato al tipo di seno e di tessuti che si hanno, ed alle aspettative di cambiamento che si vogliono vedere con l’intervento di mastoplastica. In questo caso, risulta fondamentale la specializzazione del chirurgo negli interventi di Mastoplastica, per la sensibilità e l’esperienza, maturata su centinaia di casi concreti. La differenza tra un impianto ed un altro, innanzitutto, sta nella caratteristica del profilo: le protesi “low profile” sono più piatte, mentre quelle “high profile” sviluppano rotondità verso l’alto, e sono particolarmente indicate nel caso di un insufficiente sviluppo della ghiandola mammaria. Gli impianti mammari di ultima generazione consentono un’ottimale resa estetica e sembrano naturali anche al tatto, in particolare con gli impianti di IIIa generazione (involucro spesso e superficie testurizzata) al gel coesivo di silicone, queste protesi riducono al minimo il rischio di contrattura capsulare (dolorosa formazione di tessuto fibroso attorno alla protesi) ed eliminano il rischio della diffusione (si evita cioè che microgocce di materiale passino all’interno all’esterno della capsula). Ulteriore miglioramento è stato raggiunto anche per quanto riguarda le tecniche di posizionamento (nei primi interventi veniva fatta un incisione assai più onerosa per la cliente, come cicatrice, sulla faccia anteriore della mammella. Oggi, grazie all’elevata qualità delle protesi di ultima generazione dotate di grandissima resistenza e manegevolezza, si è arrivati a tecniche, rapidissime e sicure, con cicatrici pressoché invisibili).

Caratteristiche, forma, dimensione del seno e della protesi In caso di:
* cute sottile e tessuto mammario minimo, consigliamo protesi di medie dimensioni, in modo da non causare un eccessivo stiramento della pelle
* seno svuotato e rilassato, tessuto mammario minimo, consigliamo un impianto più stretto rispetto al tessuto
* cute tesa e tessuto mammario moderato, vi è libera scelta di protesi anche di grandi dimensioni, in quanto il tessuto mammario è sufficiente a coprirle adeguatamente
* cute molto rilassata e tessuto mammario moderato, consigliamo una protesi non troppo grande, perché, date le caratteristiche costituzionali, la cute non sopporterebbe adeguatamente il peso della protesi.

TRATTAMENTO POST-OPERATORIO
Dopo l’intervento di mastoplastica additiva in anestesia generale, sarà assolutamente necessario riposo a letto fino al giorno seguente, ma sarà consentito bere e un'alimentazione leggera. Saranno anche somministrati antibiotici e farmaci analgesici. Il giorno successivo sarà consentito andare a casa dopo la visita di controllo del chirurgo. Se l'intervento sarà stato eseguito in anestesia locale la paziente potrà tornare a casa in giornata attenendosi scrupolosamente alle indicazioni del chirurgo. Dopo due o tre giorni il chirurgo rimuoverà la fasciatura e farà indossare un reggiseno elastico di tipo sportivo. Quest’ ultimo rappresenterà la medicazione in tutto il periodo post-operatorio. Le suture intradermiche saranno rimosse dopo 10 – 15 giorni. Dopo una settimana di riposo a casa sarà consentito di riprendere le normali attività quali passeggiare e partecipare ad attività sociali ma non sarà possibile riprendere le attività sportive prima di un mese. Inizialmente la mammella apparirà leggermente più alta del normale. Questo in particolare quando l’impianto è sistemato al di sotto del muscolo pettorale. Nel giro di 4-8 settimane l’impianto scenderà in una posizione più naturale.


POSSIBILI COMPLICANZE
Il sanguinamento è una complicanza rara che può verificarsi solitamente entro le prime 24 ore; in tal caso sarà necessario un ritorno in sala operatoria per rimuovere la protesi, coagulare il piccolo vaso responsabile, reinserire la protesi e richiudere la ferita. In ogni caso, se opportunamente trattato, un episodio di sanguinamento non causa altri inconvenienti. Anche l’ infezione è estremamente rare ma, laddove dovesse verificarsi, può essere necessario rimuovere le protesi ed attendere alcune settimane prima di reinserirle. Anche la perdita di sensibilità del capezzolo è insolita ma potrebbe essere causata dall' operazione e può in rarissimi casi essere permanente. L'organismo reagisce nei confronti delle protesi come con qualsiasi altro corpo estraneo, dando luogo alla formazione di una capsula fibrosa che con il tempo può tendere a costringere la protesi e darle una consistenza maggiore. Questa è la più comune complicanza a distanza della mastoplastica additiva anche se tale evenienza si è notevolmente ridotta con l’uso delle protesi a superficie rugosa. Un'ulteriore riduzione di frequenza della contrazione capsulare può essere ottenuta ponendo la protesi al di sotto del muscolo pettorale. Raramente questo problema richiede un intervento chirurgico, ma comunque, ai primi segni di variazione di consistenza, è opportuno consultare il chirurgo in modo da poter provvedere rapidamente con manovre esterne a far si che la mammella riacquisti la sua naturale morbidezza. Nei casi in cui le protesi vengono sistemate al di sotto del muscolo pettorale, i primi giorni potrebbe presentarsi una sensazione di fastidio alla superficie anteriore del torace. Questa scomparirà molto rapidamente ed alla fine della prima settimana la presenza della protesi non sarà più notata dalla paziente.

PROCEDIMENTI AGGIUNTIVI
Se la mammella è pendula, può essere necessario associare alla mastoplastica additiva un intervento di mastopessi. Tale intervento non provocherà solo una piccola cicatrice come per l’impianto delle protesi, ma saranno inevitabili delle cicatrici, talora a forma di ancora, una interno all'areola, una nel solco sottomammario, ed un'altra che unisce le prime due. Le cicatrici migliorano nel tempo ma non scompaiono. Il beneficio, comunque, di aver ottenuto delle mammelle di forma e volume desiderato, di maggiore consistenza e dall'aspetto più piacevole, supera di gran lunga il disappunto per la presenza di cicatrici più numerose. Le protesi mammarie sono usate anche con differenti tecniche per la ricostruzione della mammella che e stata asportata per tumore. Dettagli su questo intervento potranno essere spiegati separatamente.

RIPRESA DELL’ATTIVITA’ FISICA
Le attività sportive leggere potranno essere riprese dopo 4-6 settimane, per gli altri sport più impegnativi sarà preferibile attendere per lo meno 6-8 settimane.

RISCHI E REAZIONI DELLE PROTESI
Rischi e reazioni I medici danno tutte le informazioni necessarie relativamente ai rischi dell'intervento e dell'anestesia. Anche in caso d’interventi chirurgici correttamente eseguiti sotto il profilo tecnico, possono insorgere complicazioni e manifestarsi decorsi postoperatori difficili. Possono comparire, per esempio, emorragie, infezioni, difficoltà di cicatrizzazione della ferita, spostamenti della protesi, disturbi della sensibilità cutanea del seno e del capezzolo o fastidiose cicatrici. L’inserimento di una protesi provoca una reazione cosiddetta da corpo estraneo. Una tale reazione, che consiste nella formazione di una capsula di tessuto cicatriziale attorno alla protesi, è normale e compare sempre. In determinati casi può accadere che il tessuto cicatriziale contragga e s’ispessisca (contrattura capsulare) eventualmente con formazione di calcificazioni. Questo può causare indurimenti dolorosi e deformazioni del seno che rendono necessaria la rimozione o la sostituzione della protesi. Le protesi invecchiano e sono soggette a usura. Anche la protesi del seno ha una durata limitata che non è però esattamente prevedibile. L’involucro di silicone può lacerarsi (rottura) e il materiale di riempimento disperdersi nei tessuti circostanti. Anche da un involucro intatto può filtrare un modesto quantitativo di materiale di riempimento (bleeding). Può viceversa capitare anche che un certo quantitativo di liquido presente nei tessuti attraversi l’involucro aumentando il volume della protesi stessa. Questo fenomeno viene osservato soprattutto nelle protesi con idrogel. In base alle attuali conoscenze, le pazienti a cui è stata impiantata una protesi mammaria dovrebbero perciò farsi controllare regolarmente ad intervalli di uno-due anni. Le giovani donne, in particolare, devono prevedere la sostituzione delle protesi una o più volte nel corso della loro vita. Vengono infine descritte le reazioni specifiche del corpo attribuibili al silicone. Il contatto diretto del silicone liquido o in forma di gel con i tessuti circostanti può essere la causa di reazioni infiammatorie. Anche il sistema di difesa (sistema immunitario) del proprio corpo partecipa a questo processo. Gli esperti valutano in modo diverso la possibilità di una cosiddetta reazione generalizzata del sistema immunitario. Sono state descritte reazioni generalizzate con stati patologici simili a quelli riscontrabili nelle malattie reumatiche, che non sembrano però essere più frequenti di quelle riscontrabili nelle donne senza protesi. Le pazienti devono essere informate che questi stati patologici possono manifestarsi in molti modi. Rapportati al numero totale delle protesi al silicone, questi stati patologici sono rari. È raccomandabile chiarire con il medico tutti i disturbi che dovessero manifestarsi Disturbi descritti da portatrici di protesi: Sono stati segnalati i seguenti disturbi - dolori articolari e muscolari - insolita stanchezza, spossatezza - gonfiori a mani e piedi - arrossamenti e gonfiori della pelle - disturbi del sonno, irrequietezza - problemi di memoria e di orientamento - mal di testa - improvvisa debolezza muscolare, dolori muscolari (mialgia) - problemi respiratori, senso di oppressione nella regione cardiaca (sensazione di costrizione) - alterata percezione della sensibilità (sensazione di torpore) - predisposizione alle infezioni I disturbi persistenti dovrebbero essere chiariti dal medico di famiglia ed, eventualmente, dallo specialista.

Le protesi mammarie: storia, vantaggi, difetti

Fin dall' introduzione del primo modello di protesi mammaria in silicone (1964), i più svariati materiali di costruzione sono stati testati clinicamente, alla ricerca del prodotto ideale che fosse chimicamente inerte, non allergenico, non carcinogenico, resistente agli stress meccanici, impermeabile ai fluidi corporei, non irritante, producibile nelle forme desiderate ed infine sterilizzabile. Dopo circa quaranta anni di impiego, tutte le protesi mammarie sono ormai costituite da un guscio esterno in elastomero di silicone, mentre esistono diverse possibilità di scelta, almeno teoriche, per quanto riguarda il materiale di riempimento interno. Questo articolo descrive sei diversi tipi di protesi, alcuni dei quali non più in uso, che rivestono, o hanno rivestito, un ruolo importante nella storia e nella pratica clinica della mastoplastica additiva. Come già detto, il guscio esterno è per tutte in elastomero di silicone, mentre le principali differenze sono a livello del materiale di riempimento, del rivestimento esterno del guscio o della sua struttura. Per ogni tipo di protesi viene presentata la storia, i vantaggi e gli svantaggi principali rilevati nell' impiego clinico.

Protesi mammarie con gel di silicone
Storia
Introdotte nel 1964 da Cronin e Gerow, avevano inizialmente forma a goccia (cosiddetta anatomica), ed un rinforzo posteriore in Dacron che fu quasi subito eliminato. A partire dal 1974, si possono individuare tre principali "generazioni" di protesi in gel di silicone, le cui caratteristiche sono significativamente differenti. La prima generazione (1974 -1978) era caratterizzata da gusci esterni molto spessi e da gel viscoso: le protesi di questa generazione hanno causato un' alta percentuale di contrattura capsulare. La seconda generazione (1979 – 1987), per ovviare ai difetti della prima, fu progettata con gusci molto sottili ed un gel più fluido, dalla consistenza più naturale. Le protesi di questa generazione hanno avuto una percentuale di rotture precoci (5-7 anni dall' impianto) molto alta, proprio a causa della loro fragilità strutturale. La terza generazione (dal 1988 ad oggi) ha visto l' introduzione dei gusci multistrato con rivestimento antitrasudazione del gel, nonchè dei gel coesivi di riempimento. L' uso dei gel coesivi ad alta densità, che mantengono la forma e non fuoriescono dal guscio neanche in caso di rottura, ha rilanciato le protesi anatomiche ("a goccia") a distanza di anni dalla loro prima introduzione. Come è ben noto, le protesi in gel di silicone furono ritirate dal mercato statunitense ed europeo nel 1992, per timore che potessero causare un' aumentata incidenza di tumori mammari e malattie autoimmuni. Al momento l' uso di protesi in gel di silicone è nuovamente consentito in Europa e nella maggior parte del mondo, vista l' evidenza scientifica di molti studi che non hanno riscontrato correlazioni di questo tipo. Negli USA l' impianto di protesi in gel di silicone è tuttavia ancora strettamente regolato dalla FDA e può al momento avvenire soltanto nell' ambito di studi clinici monitorati e condotti dalla Mentor Corporation e dalla McGhan Medical Corporation, case produttrici di protesi mammarie autorizzate per questo tipo di sperimentazione. Vantaggi Le protesi in gel di silicone sono certamente quelle in grado di offrire la maggiore naturalezza del risultato. Sono anche, in virtù di tutti gli studi effettuati, le più controllate scientificamente e le più evolute tecnologicamente (tre generazioni di prodotto). Svantaggi Nonostante l' evidenza scientifica, per molte donne è ancora difficile ignorare le accuse che, ormai dieci anni fa, sono state mosse al silicone. Va inoltre detto che, oltre a Mentor e McGhan, esistono molti altri produttori di protesi in silicone, diversi dei quali offrono spesso un prodotto di qualità medio-bassa, privo delle caratteristiche delle protesi di ultima generazione, che trova considerevole spazio sul mercato in virtù del costo ridotto ma che, purtroppo, contribuisce negativamente all' immagine globale delle protesi in gel di silicone.

Protesi mammarie in soluzione salina
Storia
Introdotte nel 1965 da Arion, le protesi in soluzione salina divennero molto popolari intorno al 1973 con il nome di Mammatech. Esistono soltanto due generazioni di questo tipo di protesi. La prima (1965 – 1984) è stata caratterizzata da un' alta percentuale (fino al 20%) di protesi che andavano incontro a svuotamento per difetto della valvola di riempimento (valvola Heyer Schulte style 1800: le protesi in soluzione salina, a differenza di quelle in gel di silicone, vengono riempite al momento dell' impianto). La seconda (dal 1984 ad oggi) è successiva all' acquisto della Heyer Schulte da parte della Mentor Corporation ed alla modificazione del design della valvola di riempimento (da allora chiamata Mentor style 1600). Vantaggi Le protesi in soluzione salina sembrano associate ad una minore incidenza di contrattura capsulare e, poichè vengono riempite dopo l' inserimento, possono essere impiantate attraverso incisioni leggermente più piccole. Svantaggi Anche i modelli più recenti hanno una percentuale di protesi che perdono volume pari al 4-8%. La durata delle protesi in soluzione salina sembra inferiore a quelle in gel di silicone. In molti casi è possibile avvertire al tatto il movimento della soluzione acquosa di riempimento e le pieghe del guscio: questo può obbligare all' impianto sottomuscolare per garantire una migliore naturalezza del risultato.

Protesi mammarie a doppio lume
Storia
Introdotte intorno al 1975, le protesi a doppio lume sono costituite da un doppio guscio che separa un nucleo interno da un comparto esterno. Inizialmente il nucleo interno fu riempito di gel di silicone ed il comparto esterno di soluzione salina, per limitare l' efffetto di trasudamento del silicone. Negli anni altre versioni, in particolare quella di Becker, hanno invertito la posizione dei materiali, utilizzando il gel di silicone nel comparto esterno per migliorare la naturalezza del risultato. Come le protesi in soluzione salina "pure", le protesi doppio lume hanno la parte destinata a contenere la soluzione salina che viene riempita soltanto al momento dell' impianto, consentendo limitate modificazioni del volume finale della protesi. La valvola per il riempimento di queste protesi può essere lasciata in sede a lungo, ed è possibile, in casi particolari, utilizzarla per aumentare il volume del seno anche diversi mesi dopo l' intervento, cosa utile soprattutto quando si effettuano ricostruzioni mammarie dopo una mastectomia. Vantaggi La possibilità di regolare il volume finale, anche a distanza di tempo, costituisce il vantaggio principale. In caso di rottura del guscio esterno la perdita di volume non è totale, grazie alla porzione interna della protesi che resta intatta. Svantaggi Costo delle protesi elevato, naturalezza del risultato inferiore a quella delle protesi monolume, visibilità e palpabilità della valvola se questa viene lasciata in sede per consentire successive modifiche di volume.

Protesi in gel di silicone ricoperte in poliuretano
Storia
Dopo i risultati insoddisfacenti ottenuti intorno al 1950 con protesi interamente costituite da spugne di poliuretano, nel 1970 Ashley introdusse le prime protesi in gel di silicone con guscio ricoperto da uno strato sottile di poliuretano (chiamate "Natural-Y"). I risultati iniziali furono molto buoni, soprattutto per quel che riguarda la ridottissima percentuale di contratture capsulari verificatesi (meno del 3%). Nel 1991, tuttavia, le protesi ricoperte con poliuretano furono ritirate dal mercato. Il rivestimento di poliuretano, infatti, può degradarsi dopo l' impianto e produrre per idrolisi toluene diisocianato (TDI) e toluene diamina (TDA), essendo quest' ultima potenzialmente cancerogena. Nel 1994 fu successivamente pubblicato il Risk Assessment Report preparato dal Center for Devices and Radiological Health della FDA (FDA CDRH) che, ipotizzando la completa degradazione del rivestimento in poliuretano, quantificava il rischio di cancro in un caso per 41 milioni di protesi impiantate. Nonostante ciò, le protesi in poliuretano non hanno trovato ulteriori sostenitori, nè produttori disposti a sviluppare ulteriori studi controllati. Vantaggi Notevole riduzione del rischio di contrattura capsulare. Svantaggi Rischio di carcinogenesi non ben quantificato per tutti i possibili prodotti di degradazione del poliuretano.

Protesi mammarie in polivinilpirrolidone (Hydrogel)
Storia
Subito dopo la sospensione cautelativa dal mercato delle protesi in gel di silicone (1992) fecero la loro comparsa molti nuovi materiali "alternativi", che tentavano di riprodurre le caratteristiche dei gel evitando i difetti delle soluzioni acquose (soluzione salina). Nel 1991 Ersek e Beisang proposero un gel "bio-oncotico" a base di idrocolloidi (prodotti che, se immessi accidentalmente in circolo, vengono eliminati dai reni senza essere metabolizzati). Il gel bio-oncotico (a base di polivinilpirrolidone, Hydrogel) prometteva una buona naturalezza della protesi ed una minore opacità nelle lastre radiografiche rispetto al silicone. Sono state prodotte due generazioni di protesi in polivinilpirrolidone. Nella prima (protesi Misti Gold) si verificarono problemi correlati all' aumento di volume delle protesi dopo l' impianto, a causa del riassorbimento di liquidi all' interno della protesi per effetto del gradiente osmotico. Nella seconda generazione (protesi Misti Gold II) i problemi legati al gradiente osmotico sono stati ridotti ma non eliminati, ed è emersa una aumentata tendenza alla formazione di contrattura capsulare. Vantaggi Maggiore radiotrasparenza rispetto al gel di silicone. Svantaggi Modificazione del volume delle protesi nel tempo, aumento della frequenza di contrattura capsulare, scarsezza di studi sui prodotti di degradazione del polivinipirrolidone.

Protesi mammarie con olio di soia (trigliceridi)
Storia
Analogamente alle protesi in Hydrogel, le protesi con olio di soia (Trilucent, prodotte dalla LipoMatrix Inc.) furono introdotte subito dopo la sospensione cautelativa dell' uso degli impianti in gel di silicone (1992). Nonostante le promesse positive, queste protesi hanno mostrato gravi problemi come l' ossidazione e l' irrancidimento dell' olio di riempimento, una frequenza di rottura del guscio del 10%, un' aumentata incidenza di contrattura capsulare ed altro ancora. Per questi motivi, ma soprattutto per l' assenza di studi sulla sicurezza a lungo termine, dopo una nota della Medical Devices Agency (MDA) inglese nel 1999 le protesi con olio di soia sono state ritirate dal mercato e ne è stata raccomandata la sostituzione in tutte le pazienti. Vantaggi Maggiore radiotrasparenza rispetto al gel di silicone. Svantaggi Ritirate dal mercato per mancanza di studi sulla sicurezza a lungo termine. Tasso di rottura del 10%. Elevata frequenza di formazione di contrattura capsulare. Palpabilità del guscio. Irrancidimento dell' olio di riempimento con produzione di un caratteristico cattivo odore. Riduzione di volume nel tempo.

 
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