La
carenza di androgeni fa accumulare grasso non funzionante sul
giro vita. Ricerca de La Sapienza Il bilancio energetico corporeo
è assicurato dalla mobilitazione delle riserve grasse sottocutanee
e viscerali. Il corretto funzionamento del tessuto adiposo dipende
da un immagazzinamento bilanciato e regolabile delle riserve
energetiche ad opera delle cellule adipocitarie. Tutto ciò poggia
sul cellule adipose efficienti, che non incorrano in una crescita
disfunzionale o in alterazioni del metabolismo, in particolare
degli zuccheri, che porta ad insulino-resistenza e successivamente
allo sviluppo del diabete. Ben oltre il problema estetico, oggi
si è capito che il tessuto adiposo ha un ruolo importante nello
sviluppo del diabete dell'adulto. Depositi anche nelle arterie
Con l'avanzare dell'età, parallelamente ad una diminuzione degli
ormoni sessuali circolanti, si osserva una complessiva ridistribuzione
del grasso corporeo. L'individuo anziano ha meno grasso funzionante
nelle sedi normali e più grasso dove invece non dovrebbe averlo.
In altre parole si ha la formazione di cellule del grasso in
sedi ectopiche: nel muscolo, nelle pareti dei vasi, intorno
al cuore, e così via. Questo tessuto adiposo che si viene a
formare in abbondanza, in realtà non è neanche in grado di adempiere
al lavoro di immagazzinamento di energia e non risponde più
correttamente alla regolazione da parte dell'insulina. A livello
molecolare, quello che accade è che la cellula precursore, una
cellula staminale che è la stessa che dà origine anche alle
cellule muscolari e ossee, non riesce a trasformarsi in una
cellula funzionalmente attiva. Il percorso di differenziazione
si arresta "a metà", in uno stato intermedio simil-adipocitario
(soprannominate cellule "pazze" dall'acronimo inglese MAD: Mesenchymal-Adipocyte-like-Default
cell). Queste cellule non sono in grado di funzionare metabolicamente
e nell'anziano portano ad un aumentato rischio cardiovascolare,
diabete e aterosclerosi. D'altro canto è noto da tempo che gli
ormoni sessuali, estrogeni e testosterone, possono avere un
ruolo nella regolazione della distribuzione dei depositi di
grasso corporeo. Infatti gli uomini tendono ad ingrassare a
livello addominale mentre le donne sui i fianchi. Ma i meccanismi
molecolari responsabili di queste modifiche non sono ancora
del tutto chiari. Il rischio diabete aumenta I nostri studi
più recenti si sono concentrati sulla regolazione del processo
di differenziazione delle cellule mesenchimali e in particolare
dell'adipogenesi. Gli ultimi risultati ottenuti, presentati
al recente congresso della Società Europea di Endocrinologia
a Berlino, dimostrano che gli ormoni sessuali (estrogeni e testosterone)
agiscono aiutando le cellule mesenchimali a superare quello
stato indeterminato di differenziazione che comporta un metabolismo
alterato. In altre parole, gli ormoni sessuali, in particolare
il testosterone nell'uomo, avrebbe la funzione di sbloccare
l'inceppo nella trasformazione della staminale da cellula intermedia
a cellula funzionalmente attiva. La novità portata da nostri
studi è che questo processo avviene anche sulla cellula adiposa
con importanti implicazioni sulla sindrome metabolica (associazione
di obesità viscerale e insulino-resistenza). Gli effetti sul
cuore I precursori adipocitari coltivati in vitro nel nostro
laboratorio hanno infatti dimostrato di essere sensibili all'effetto
del testosterone che ne facilita la trasformazione a cellule
metabolicamente più sane. Dal momento che tantissime malattie,
farmaci comunemente usati e l'invecchiamento stesso portano
ad una progressiva riduzione dei livelli circolanti di ormoni
anabolici, tra cui il testosterone, in alcuni uomini potrebbero
venir meno i necessari stimoli di differenziazione delle cellule
staminali verso i tessuti adiposo, muscolare e scheletrico,
portando rispettivamente alla comparsa di diabete, malattie
cardiovascolari e osteoporosi. L'effettiva necessità di instaurare
una terapia ormonale sostituiva deve però essere valutata attentamente
da endocrinologi esperti e personalizzata su ogni paziente.
* Dir. dip. Fisiopatologia medica Università La Sapienza, Roma
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