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Lo scheletro è formato da numerose ossa che si "articolano" una con l'altra per rendere possibili i vari movimenti del corpo. Ogni estremità di un osso è unita a quella di un altro da una particolare struttura chiamata "articolazione".
Ogni "articolazione" è formata dalle cartilagini periferiche delle ossa; da uno spazio tra di esse ripieno di liquido, con funzione insieme ammortizzante e nutriente (liquido sinoviale); da una capsula che "tiene insieme" le parti; da muscoli e tendini intorno che, con le loro azioni di contrazione o rilasciamento, danno efficacia e armonia ai movimenti.
I capi ossei, con le loro cartilagini, sono ricchissimi di vasi sanguigni che portano "nutrimento"e sono in continuo "rimaneggiamento" tantoché nell'arco della vita di un uomo lo scheletro viene interamente rinnovato 7-8 volte.
La funzione delle articolazioni è di rendere possibili i numerosi movimenti del corpo e di ammortizzare in molte situazioni il suo peso. Il movimento stimola le parti articolari a mantenersi vitali. L'assenza di movimento porta via via alla regressione delle articolazioni.
Con il termine artrosi si intende una sofferenza articolare, di tipo evolutivo (cioè con peggioramento nel tempo). La sofferenza è caratterizzata inizialmente da un'usura delle cartilagini delle articolazioni a cui consegue una modificazione di tutte le strutture che le compongono (tessuto osseo, capsula, muscoli). L'usura delle parti cartilaginee causa uno stato infiammatorio e via via un assottigliamento dello spazio tra un capo osseo e l'altro. Provoca anche l'ispessimento della capsula articolare che diventa sempre più rigida, l'alterazione del delicato equilibrio tra cellule che costruiscono e distruggono tanto che la cartilagine può "ossificarsi" e i capi ossei invece "rarefarsi" ed infine provoca la contrazione dei muscoli inseriti intorno all'apparato.
L'esito finale del processo artrosico, dopo molti anni, è il blocco totale dell'articolazione interessata con perdita della sua funzionalità.
I sintomi sono esclusivamente locali, si presentano tardivamente rispetto all'inizio della malattia ed a volte hanno periodi di attenuazione o remissione spontanea.
Caratteristica del dolore artrosico è di essere acuto quando inizia il movimento (soprattutto la mattina) e di scomparire addirittura man mano che ci si muove. Dopo una prolungata attività, il dolore si ripresenta ad esempio, la sera. Mentre si riposa il dolore solitamente è assente. Quando il processo artrosico è molto avanzato il dolore spesso è continuo. Infine può accentuarsi durante i cambiamenti climatici, soprattutto con l'umidità, con il vento, oppure quando si passa da un ambiente caldo ad uno freddo.
Si crea quindi una limitazione funzionale provocata dagli eventuali ostacoli meccanici causati dall'alterazione dei capi articolari (ossificazione delle cartilagini, diminuzione degli spazi e del liquido intrarticolare).
Altra causa limitativa è data dalle contrazioni muscolari intorno all'articolazione, conseguenza di una vera e propria reazione difensiva: l'organismo, per sfuggire al dolore, cerca di "tenere ferma" la parte sofferente.

Artrosi cervicale.
Se il processo artrosico è localizzato nella parte alta della colonna cervicale, sotto la nuca, vi può essere mal di testa generalizzato.
Invece se l'artrosi interessa la parte più bassa può insorgere dolore alle spalle con frequenti radiazioni in tutto l'arto superiore fino alla mano (cervico brachialgia).
In alcuni casi, se l'artrosi e le tensioni muscolari circostanti comprimono o irritano le strutture nervose e vascolari della zona, sono presenti vertigini (a volte con vere violente crisi), tachicardia, nausea, ronzii auricolari e, qualche rara volta anche disturbi visivi. Uno dei più frequenti sintomi, soprattutto inizialmente, è quello di avvertire, quando si muove la testa verso destra o sinistra, dei "rumori" cervicali spesso descritti come "avere dentro della sabbia che fa attrito".

Artrosi dorsale.
Il dolore spesso è localizzato e può essere provocato dai colpi di tosse; a volte si irradia ai fianchi ed alle costole oppure alla parte anteriore del torace.

Artrosi lombare.
I sintomi dell'artrosi in questa parte inferiore della colonna vertebrale possono presentarsi in modo acuto e cronico. La forma acuta insorge bruscamente con fenomeni di blocco (cosa che molto spesso accade dopo uno sforzo in flessione), e il dolore è trasversale nella parte lombare della schiena, con possibile irradiazione lungo il nervo sciatico (lombosciatalgia). La forma cronica può manifestarsi dopo uno oppure più episodi acuti e il dolore è meno violento ma continuo, esacerbato dagli sforzi e molte volte dallo stare in piedi per lungo tempo. Anche in quest'ultimo caso esiste un certo grado di blocco nei movimenti, come flettere il tronco, ruotarlo, portare le braccia in alto o alzarsi da una sedia.

Artrosi dell'anca.
Si presenta con dolore locale e, più spesso, con dolore inguinale, alla parte interna della coscia e del ginocchio. Il dolore, inizialmente non molto intenso, cessa con il riposo, si manifesta nuovamente all'inizio del movimento per poi calmarsi e riprendere dopo aver camminato in modo più o meno prolungato. La persona che soffre di coxartrosi spesso riferisce di far fatica a calzare le scarpe, ad infilare le calze ed anche i pantaloni, a scendere piuttosto che a salire le scale, ad accavallare le gambe.

Artrosi del ginocchio.
Il dolore è riferito di solito alla rotula, alla faccia interna del ginocchio e posteriormente. Nell'atteggiamento del ginocchio in semi flessione e nei movimenti sono presenti "scrosci" articolari. Anche qui la persona riferisce di avvertire dolore più alla discesa che alla salita delle scale. L'articolazione a volte si gonfia per l'aumento del liquido intrarticolare (espressione di una riacutizzazione infiammatoria) e talvolta è presente una diminuzione d tutta la muscolatura della coscia.

Vi sono numerosi i fattori che predispongono alla malattia o che la attivano. Fattori generali:
1) L'età, inevitabilmente l'invecchiamento colpisce anche le strutture articolari che divengono sempre meno capaci di sopportare i "carichi" e di rinnovarsi. D'altro canto è pur vero che non tutte le persone anziane soffrono di artrosi e che si verificano sempre più numerosi i casi di giovani, soprattutto tra le donne.
2) Ereditarietà. Non è stato dimostrato che l'artrosi sia ereditaria, anche se è ben documentato invece che c'è predisposizione a questa malattia se si hanno la madre o il padre che ne soffrono.
3) Obesità. E' sicuramente uno dei fattori di rischio più incisivi nell'artrosi, soprattutto in quella delle ginocchia, delle anche e della parte lombare della colonna vertebrale. Peraltro in molte persone obese si riscontra un aumento della quantità di zuccheri nel sangue e di colesterolo e queste due sostanze sembrano favorire l'insorgere della malattia.
4) Squilibri ormonali. Alcune alterazioni ormonali favoriscono l'insorgenza dell'artrosi. La carenza di estrogeni, in particolare, ha mostrato una spiccata azione che favorisce la malattia, che proprio per questo, può colpire le donne in menopausa.
5) Ambiente. L'artrosi può essere considerata una malattia professionale in alcuni tipi di lavoro: chi utilizza il martello pneumatico (artrosi alle mani, gomiti, spalle); chi guida i camion (artrosi lombare); chi lavora per lungo tempo con il computer (artrosi cervicale-dorsale). In generale ogni attività lavorativa può predisporre all'artrosi quando si permane in posture (posizioni del corpo) "fisse".
6) Fattori locali quali traumi e microtraumi provocati da usura in rapporti articolari scorretti. I rapporti articolari scorretti sono riconducibili a due gruppi fondamentali: il primo comprende deformità congenite o acquisite come le ginocchia valghe (dette a X), la sublussazione dell'anca, la scoliosi eccetera: il secondo riguarda tutte quelle situazioni di natura traumatica come le fratture con infiammazione articolare.

Dolore e limitazione funzionale sono sicuramente i segni principali che fanno sospettare un'artrosi, soprattutto se nella storia della persona sono presenti uno o più dei fattori causali descritti sopra. La certezza però si raggiunge con una radiografia dell'articolazione colpita. In questa si noteranno allora le superfici articolari usurate, la forma dei capi ossei alterata per i fenomeni di rimaneggiamento osseo, gli spazi articolari diminuiti.

E' possibile classificare i trattamenti anti artrosi in tre gruppi:
farmacologico, ortopedico, fisiatrico.

Trattamento farmacologico
La terapia con l'utilizzo dei farmaci è essenzialmente sintomatica perché una terapia "causale", cioè mirata a proteggere e riparare le cartilagini articolari; a tutt'oggi non è purtroppo disponibile.I sintomi da diminuire oppure eliminre con i farmaci sono il dolore e l'infiammazione e dunque si utilizzano analgesici ed antinfiammatori. Tra i primi il più utilizzato è il paracetamolo che possiede scarsa tossicità ma efficacia limitata; nei secondi spicca l'acido acetilsalicilico che sicuramente ha una potente attività antinfiammatoria ma alta tossicità a livello dello stomaco (gastrite o recidive di ulcera), del sangue (diminuisce la capacità di coagulazione e dunque può provocare emorragie), del polmone (in chi è predisposto può scatenare un attacco asmatico).
Altri farmaci prescritti in chi presenta artrosi sono i miorilassanti ed i cortisonici. I primi, servono essenzialmente a rilassare i muscoli e vengono utilizzati perché intorno alle articolazioni colpite c'è sempre una componente di contrattura muscolare che accresce l'impotenza funzionale e la reazione dolorosa. Il cortisone invece viene somministrato in casi selezionati dal medico stesso.

La terapia ortopedica ha due campi di intervento:
Terapia incruenta: questo tipo di cura si basa sull'impiego di apparecchi per proteggere, correggere, far riposare le articolazioni con artrosi. Ecco allora che possono essere utili tutori di vario materiale per le articolazioni periferiche, corsetti per la colonna vertebrale, apparecchi gessati quando occorre garantire l'assoluto riposo articolare, scarpe ortopediche per riequilibrare i pesi del corpo sui piedi. Anche l'applicazione delle cosiddette "trazioni" è un'indicazione ortopedica, queste servono ad allontanare lentamente i capi articolari, affinché vi sia usura, rilasciando contemporaneamente i muscoli vicini. Le trazioni vengono applicate con un sistema di pesi e carrucole e si possono effettuare in centri specializzati oppure, in alcuni casi, addirittura a domicilio.
Terapia cruenta: quando si interviene chirurgicamente per correggere quelle incongruenze tra i capi articolari che possono produrre nel tempo un'artrosi. Fanno parte di questa terapia la chirurgia dell'alluce valgo, delle gravi scoliosi, delle deformità del ginocchio non più correggibili in altro modo come le ginocchia valghe o le ginocchia vare.

Terapia fisiatrica:
Riguardo alla terapia fisiatrica nella cura rieducativa dell'artrosi troviamo elementi essenziali come l'acqua, la luce, il calore e l'elettricità.
Applicati al corpo, tutti hanno effetti antidolorifici, di rilasciamento muscolare e stimolano un maggiore afflusso di sangue (con conseguente maggior apporto di ossigeno).

 
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