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Esistono diversi tipi di calcoli biliari ma quelli che prevalgono nel mondo occidentale sono quelli di colesterolo.
Sono costituiti per il 51-99% da colesterolo e possono contenere anche altre sostanze come il carbonato, il fosfato, bilirubinato e palmitato di calcio, fosfolipidi, glicoproteine e mucopolisaccaridi.

La bile:
La bile per l’85- 95% è costituita da acqua; e contiene le sostanze che il fegato, come organo emuntore, elimina atraverso essa; siccome il colesterolo è insolubile in acqua, esso deve essere mantenuto in soluzione sotto forma di vescicole coistituite da fosfolipidi + colesterolo. Le vescicole, a loro volta, se la bile non è satura di colesterolo e ci sono acidi biliari a sufficienza, si conglobano a costituire formazioni più grandi dette micelle lipidiche miste. Ma le micelle, specie se il colesterolo aumenta e se gli acidi biliari che stabilizzano la soluzione si riducono, tendono ad aggregarsi in vescicole multilamellari. Ciò è alla base di un processo di formazione dei calcoli biliari di colesterolo.
La cistifellea è l’organo per eccellenza, comprese le vie biliari, dove i calcoli si formano; ciò accade perchè in quest’organo, come un serbatoio, la bile risiede e si accumula nei periodi interprandiali, aspettando il segnale ormonale per svuotarsi. Nella colecisti la bile, infatti, si concentra.

Si ritiene che alla base del processo di formazione dei calcoli ci siano:
1) infezioni batteriche, perchè i batteri nelle colecistiti possono frazionare i sali biliari, permettendo il loro assorbimento attraverso la mucosa della colecisti ed agendo sulla solubilità della bile, abbassandola; l’infezione è alla base della formazione di calcoli marroni, che alla microscopia denunciano la presenta di batteri al loro interno.
2) età esiste un incrmento nella prevalenza di calcoli con l’avanzare degli anni, forse correlato al contenuto del colesterolo nella bile. I calcoli di pigmento neri possono comparire già nell’infanzia.
3) sesso: gli anglosassoni scrivono in letteratura che è più portata ai calcoli la donna dalle 4 F, female, forthy, fatty, fertile, cioè la donna quarantenne, che ha partorito e obesa. Infatti gli ormoni femminili, gli estrogeni giocano un ruolo non indifferente nella colelitiasi, e così pure i contraccettivi orali rappresentano un rischio per la litogenicità della bile in quanto sono responsabili di un’alterata motilità della colecisti con incompleto svuotamento della stessa ed alterazioni anche sulle vie biliari intraepatiche e sul meccanismo di escrezione canalicolare della bile.
4) obesità, perchè si associa alla accresciuta sintesi ed escrezione di colesterolo, e così pure una dieta ipercalorica può predisporre alla calcolosi; occorre un apporto adeguato di fibre alimentari nell’alimentazione degli individui, perchè la carenza di fibre fa accrescere gli acidi biliari litogenici, es. desossicolico mentre i carboidrati raffinati a rapido assorbimento si asociano ad incremento della colesterolemia.
5) fattori sierici: il rischio di calcoli si associa alla riduzione di HDL, per un cattivo smaltimento di colestrolo e di trigliceridi.
6) la cirrosi epatica, perchè c’è un grado variabile di emolisi e perchè il metaboilismo dei lipidi si riduce, la bile diviene sovrasatura perchè c’è una sintesi alterata di fosfolipidi.

Calcoli di pigmento:
I calcoli di pigmento nero sono per lo più irregolari e lisci, costituiti da pigmento bilirubinico che deriva come sappiamo dal metabolismo dell’emoglobina; pertanto i calcoli di pigmento si accompagnano ad un’emolisi cronica, generalmente sferocitosi ereditaria o anemia drepanocitica. I calcoli di pigmento marrone hanno come componente principale il bilirubinato di calcio, ma anche il palmitato ed il colesterolo. Generalmente sono radiotrasparenti e si possano associare alla colangite sclerosante.

Sintomi collegati alla calcolosi:
I calcoli non danno sempre una sintomatologia (calcoli silenti), fino a quando non migrano nel collo della colecisti e provocano l’ostruzione del dotto cistico, dando origine ad irritazione chimica ed invasione batterica, provocando la colecistite, che può essere acuta o cronica. Solo il 10% dei pazienti con calcoli biliari asintomatici sviluppano sintomi entro 5 anni e solo il 5% necessita di intervento chirurgico. Per cui la colecistectomia profilattica, che cioè previene il tumore della colecisti come conseguenza della calcolosi, oppure le coliche, spesso non ha indicazione.

Diagnostica:
L’ecografia è sempre la tecnica di primo impatto che ha una precisione diagnostica del 90-95%;

Terapia:
1) Terapia medica si può attuare se i calcoli sono di colesterolo, se il dotto cistico è pervio, se le dimensioni sono di <15 mm di diametro; si attua con l’impiego di acidi biliari
2) dissoluzione diretta con solventi, si attua con catetere transepatico, all’interno della colecisti; però c’è rischio di duodenite ed emolisi, data la tossicità del prodotto
3) terapia con onde d’urto, che presuppone una colecisti funzionante; oggi è in disuso per gli effetti collaterali, petecchie, ematuria, coliche, rischio di pancreatite
4) terapia chirurgica: colecistectomia. E’ una cura sicura ed efficace della calcolosi, ma rischiosa per i soggetti > di 75 anni

 
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